Festa di Libera – II° Raduno dei giovani di Libera 02

Dal 21 luglio a Scandicci in provincia di Firenze si sta svolgendo il II° raduno dei giovani di Libera. Oltr 300 i giovani provenienti da tutta Italia che per una settimana si formeranno e contronteranno sui temi della legalità, della giustizia sociale e della lotta alle mafie. Abbiamo intervistato alcuni dei partecipanti Per maggiori informazioni www.libera.it

Libera in Festa: intervista a Nadia Bertuglia, presidentessa ass. Orme

Dal 21 al 27 luglio 2011 è in corso a Firenze la Festa nazionale di Libera. Negli stessi giorni a Scandicci (FI) si sta svolgendo il II° raduno dei giovani di Libera. Una settimana ricca quindi di incontri, dibattiti, mostre e concerti per una cultura contro le mafie. Abbiamo intervistato Nadia Bertuglia, presidentessa dell’associazione Orme che parteciperà all’evento con due spettacoli teatrali durante il II° raduno dei giovani di Libera.

Tg in Festa – 21 luglio 2011

Prima Festa Nazionale di Libera dal 21 al 27 luglio a Firenze. Tanti gli appuntamenti, gli incontri, i dibattiti, i concerti e le rappresentazioni teatrali. Il 21 luglio ha preso il via anche il II° Raduno dei giovani di Libera. La Festa è stata aperta da don Luigi Ciotti presidente di Libera, Emanuela Giuliano, figlia di Boris (commissario ucciso dalla mafia), dal sindaco di Firenze Matteo Renzi e da tanti ospiti. Maggiori informazioni su www.libera.it

Conto alla rovescia per l’inizo della Festa di Libera

Dal 21 al 27 luglio 2011 a Firenze si sta svolgendo la Prima Festa Nazionale di Libera. Tanti incontri, dibattiti, concerti, presentazioni di libri e per una settimana di impegno contro le mafie.

Abbiamo intervistato il coordinatore di Libera Toscana Andrea Bigalli e la referente storica per la regione Vanna Van Straten.
Per maggiori informazioni www.libera.it

Piera Aiello, chi rivelò il segreto?

Dal Raduno Nazionale dei giovani di Libera dedicato alla testimonianza, una notizia irrompe nella quotidianità. La sentenza arrivata da Marsala sulle circostanze che hanno svelato la località segreta di Piera Aiello, testimone di giustizia. Nell’articolo  di liberainformazione il racconto dell’udienza.


Il «caso» è stato chiuso, ma la sostanza rimane. Non è responsabile di nulla secondo il Gup del Tribunale di Marsala Giuliana Franciosi il maresciallo dei carabinieri, Salvatore Ippolito della circostanza che due anni addietro divenne nota la località segreta dove si trovava la testimone di giustizia Piera Aiello. Il Gup ha assolto il sottufficiale con la formula che il fatto non sussiste, il pm Giulia D’Alessandro, sebbene la procura avesse chiesto il rinvio a giudizio, aveva chiesto il proscioglimento, “per carenza di prove”, stessa cosa ha chiesto la difesa, avvocato Gianni Caracci, la parte civile, avvocato Giuseppe Gandolfo, aveva chiesto al gup prima di decidere di disporre un paio di confronti, richiesta rigettata.

Non è una storia di poco conto. A cominciare dal fatto che la località segreta dove si trovava Piera Aiello divenne nota non in un posto qualsiasi, in una città  qualsiasi, ma a Partanna, la città della donna, il «cuore» di quella mafia che lei per prima raccontò dopo avere visto morti ammazzati il suocero e il marito, Vito e Nicola, genitore e fratello di Rita, la ragazza suicidatasi il 26 luglio del 1992, stravolta dalla strage che le aveva tolto l’unico punto di riferimento che le era era rimasto, Paolo Borsellino.

Il maresciallo Ippolito, 38 anni, in servizio oggi a Mazara, non ha colpe per il giudice, ma la località  dove si trovava Piera è stata «palesata», questa è una certezza, è questa la sostanza delle cose che resta non chiarita sul fronte dei responsabili. E il fatto non è inventato: non lo hanno detto persone qualsiasi, ma i parenti di Piera, la madre e la zia, che parlando proprio con lei al telefono le dissero come se la passava là dove loro avevano saputo che si trovasse. Quando Piera chiese come mai il luogo era conosciuto uscì fuori il nome di quel maresciallo che tra una parola e l’altra, discutendo con la zia di Piera, avrebbe svelato quello che forse lui nemmeno poteva conoscere. Ora per il gup di Marsala il maresciallo Ippolito tutto questo non lo ha mai fatto, ma allora chi? Piera Aiello non si è certo sognata ogni cosa: «È stata una decisione quella del gup che mi ha sorpreso – dice Giuseppe Gandolfo che ha difeso Piera Aiello come parte civile – mi sarei aspettato una decisione per approfondire le indagini anche perchè lo stesso pm si era lamentato quasi con se stesso che le indagini non erano del tutto sufficienti a chiarire ogni punto. Il giudice ha deciso di non tenere conto di una donna, Piera Aiello, testimone di giustizia, ritenuta attendibile da tutti i Tribunali, che avrebbe detto una bugia mettendo a rischio la sua incolumità? Credo che sarebbe stato utile sentire i parenti della donna».

Piera Aiello preferisce non parlare, chi l’ha vista dice che «ha preso un brutto colpo»; Nadia Furnari l’amica che la segue da anni, a capo dell’associazione «Rita Atria» ieri è stata promotrice con Libera di un nuovo sit-in davanti al Tribunale di Marsala: «La vicenda – dice – non è quella di Piera ma è la vicenda che dimostra la disattenzione dello Stato verso i testimoni di giustizia, e come se oggi a chi vuole testimoniare lo Stato dica che i rischi e i pericoli sono i suoi, ma stiamo parlando di un diritto dovere costituzionale».

Un processo con passaggi anomali. Il primo quello che ad indagare sono stati altri colleghi dello stesso carabiniere imputato, poi al momento della richiesta di rinvio a giudizio la citazione come parte offesa di Piera Aiello non fu tenuta in considerazione, la notifica degli atti è stata movimentata tanto che il legale ebbe la documentazione (da carabinieri) quasi senza avere più il tempo per farsi firmare da Piera Aiello la necessaria procura speciale, «un processo – dice Nadia Furnai – del quale, possiamo dire, siamo venuti a conoscenza per caso e non per diritto». «Oggi – dice Nadia Furnari – siamo dinanzi ad azioni compiute dallo Stato e da uomini dello Stato che non incoraggiano le testimonianze, testimoni di giustizia vengono accompagnati invece di essere seguiti, vengono deportati, portati lontano dalle loro città, in un clima che è come se loro, testimoni, costituiscano un esempio da non seguire e debbono potere mostrare di essere esempi positivi di cittadinanza attiva, perché testimoniare deve essere sentito come un dovere non come un sacrificio».

Dalla parola all’azione



Dopo i primi due giorni di raduno dove i ragazzi hanno incontrato e conosciuto le storie dei testimoni di giustizia, magistrati e giornalisti sotto scorta, è arrivato il momento dell’azione.
Da oggi fino a venerdì, i giovani di Libera lavoreranno a gruppi per capire come rinnovare l’impegno anche dopo la fine del raduno attraverso una serie di ingredienti.
Il primo elemento è quello della carovana. Uno strumento di mobilitazione utilizzato per la prima volta dall’Arci siciliana nel 1994 con due scopi precisi: contendere il territorio alla criminalità organizzata e fare rete con le altre realtà.
Con questi obiettivi, si è messa in moto la carovana che attraverserà l’Italia per portare un messaggio di speranza con il linguaggio dell’arte e dei nuovi media.
Si parte da alcuni punti fermi: il passaggio a Roma in via Amelia fissato per il 25 luglio dove la testimone di giustizia Rita Atria si gettò dal balcone, una settimana dopo l’assassinio di Paolo Borsellino. Uccisa dalle mafie e dalla solitudine. A partire dalla sua storia, i ragazzi hanno scritto delle lettere a Rita e realizzeranno delle grandi vele che lasciate dalla carovana come Isola di Capo Rizzuto dove negli scorsi giorni si è alzato il livello delle intimidazioni mafiose.
Il 26 luglio invece nel giorno della morte di Rita, la carovana farà tappa in Sicilia, a Milazzo.
Ed è proprio in questi tre giorni a cascina Arzilla che i ragazzi di Libera costruiranno passo dopo passo il percorso di avvicinamento alla carovana.

di Simone Bauducco